Il
percorso dello spettacolo, che ha come tema centrale il corpo nella
storia della Liberazione italiana, costruisce una storia che parte dalla
poesia di Salvatore Quasimodo (Laude 29 aprile 1945) sulla tragica esposizione
del corpo di Mussolini e dei gerarchi in P. Loreto a Milano, e, retroattivamente,
mostra corpi, figure e vicende dei protagonisti di quegli anni, in particolare
"Il partigiano che scappa" su testo di Beppe Fenoglio (la
parte finale de "Una questione privata"), "La donna torturata"
(da "Menica e le altre", racconti di Tina Merlin), "Il
corpo esposto" (su testo tratto da "Uomini e no" di Elio
Vittorini), "I morti senza sepoltura" da "'Le lettere
dei condannati a morte della Resistenza Italiana". Questa è
la base di ispirazione letteraria, sostenuta da intrecci con altre liriche
("Canto degli ultimi partigiani" di F. Fortini, "Per
i martiri di P.zza Loreto" e "Preghiera" di A. Gatto,
"Non gridate più" di G. Ungaretti) e dal racconto autobiografico
dell'antifascista pavese Ferruccio Belli, torturato, internato nei campi
di sterminio, fortunosamente salvatosi, e che ha dedicato al sua vita
a spiegare a generazioni di giovani i valori della Liberazione.
In
una sorta di palestra, con tanto di attrezzi ginnici, che evoca la cura
maniacale del corpo "oggi" , in contrasto con la dedizione
a un ideale dei corpi di tanti giovani di "allora", la storia
ufficiale si può vedere agita dai singoli nella loro quotidianità
di paure e sentimenti contrastanti, che assurge però a una dimensione
collettiva di lotta per la libertà di un intero popolo.
(Franca Graziano, del Laboratorio MOTOPERPETUO).